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Testo e foto
Riccardo Fanelli
Nella
traina costiera i predatori più seri cacciano e vivono prevalentemente a
stretto contatto del fondo e l’evoluzione naturale è quella di
affondare le esche. Il primo passo è quello di inserire dei piombi a
sgancio rapido sulla lenza, accorgimento che consente di affondare le
esche, ma che non consente di avere una cognizione esatta sulla profondità
reale di lavoro. Per riuscire ad avere una realtà oggettiva sulla
profondità di azione delle esche artificiali in pesca, l’impiego del monel
è sicuramente il sistema più valido.
L’affondamento
La
prima qualità del monel è quella dell’affondamento costante e
lineare, ovvero è in grado di far mantenere all’esca una profondità
d’azione ben determinata, senza essere influenzato dalla corrente.
Questa è una proprietà che soltanto il monel può garantire, al
contrario delle piombature dirette o del downrigger. Altra proprietà
molto importante è l’alto indice d’affondamento a velocità
sostenute. Per il suo particolare rapporto peso specifico / resistenza
idrodinamica, il monel consente di pescare a buone profondità anche a
velocità vicine ai cinque nodi, permettendo alle esche di lavorare sempre
vicino al fondo. Il monel immerso nell’acqua a velocità di circa 4 nodi
( quella che generalmente si mantiene con le esche artificiali) crea una
curva dovuta alla resistenza dell’acqua, dopo un certo numero di metri
calati ( 70 - 80) il peso proprio della lenza, vince la resistenza e si
porta in linea retta diagonale, verso il fondo. Con l’aumentare della
lenza calata, aumenta la curva e quindi l’affondamento non è
proporzionale, ma si possono ugualmente raggiungere delle profondità
d’azione considerevoli.Dato il suo singolare modo d’affondare, il
monel si mantiene molto più alto dell’esca, proponendogliela senza
prima aver allertato il branco o il singolo predatore, con il passaggio di
un corpo anomalo ( piombo o palla dell’affondatore), come avviene con
altri sistemi d’affondamento.
Accorgimenti
tecnici
Sotto
al monel, come riempimento, ci andranno almeno 200 metri di dacron da
30-50 libbre o di nylon di pari libbraggio, che oltre a proteggere la
bobina, servirà da riempimento e da lenza di riserva nel caso si allami
una preda molto grande. Essendo un filo di metallo, il monel può
compromettere anche i passanti della canna. Sono da preferire quelli a
carrucola con roller in metallo oppure quelli in acciaio ad alta
resistenza. Esistono in commercio alcune canne appositamente studiate per
il monel, con il vettino girevole e con un secondo passafilo orientabile.
Il monel in fase di calata in acqua, presenta dei grossi problemi relativi
alla forza centrifuga della bobina libera. Il sistema più corretto per
calarlo in acqua è quello di tenere la frizione leggermente stretta e
sbobinare il terminale ed i primi 30 - 40 metri di monel, tirandoli fuori
con le mani dal cimino della canna. Una volta che l’esca ed il monel
avranno un loro peso in acqua, si può aprire il freno e calare la
rimanente quantità di monel, tenendo sempre il pollice sulla bobina.
Traina
con gli artificiali
La
traina con il monel e le esche artificiali è a tutti gli effetti uno dei
sistemi più catturanti nelle nostre acque. Gli artificiali più efficaci
sono i m innow,
sia affondante che galleggianti. La scelta si può restringere alle misure
che vanno dagli 11 ai 18 cm, considerando che i più usati sono i 14 e i
18 per i dentici ed i 13 sottili per le spigole. La traina con il monel
nonostante costringa a calare in acqua quantità molto alte di lenza, per
raggiungere le alte profondità, garantisce un buon affondamento anche a
4-5 nodi. Al monel va collegato il terminale in nylon, che a seconda della
trasparenza dell’acqua ed alla profondità di pesca, può variare dallo
0,40 (per le spigole), allo 0,60 . Il collegamento avviene tramite un nodo
ritorto del monel, all’interno del quale si inserisce una girella che
scorra agevolmente tra i passanti della canna. La lunghezza del terminale
può variare dai 10 ai 20 metri a seconda delle preferenze personali.
Trainando a 4 nodi, con 180 metri di monel in acqua, si può pescare dagli
11 ai 22 metri, tenendo presente che se l’esca lavora a quota 22
si possono battere fondali fino a 27 - 28 metri. Per pescare su
fondali maggiori sarà necessario averne in bobina almeno 300 yard. Per
avere dei parametri di regolazione sulla lenza da calare in pesca, bisogna
mettere dei segnalini di riferimento sul monel. Si possono effettuare
delle prove con un artificiale privato delle ancorette, procedendo a
velocità di traina su varie profondità. Quando l’artificiale tocca il
fondo, si recuperano 4 - 5 giri di mulinello e si inserisce un segnalino
con del cotone cerato o con filo di nylon colorato. Ad ogni segnalino
corrisponderà una profondità.
Come regola comunque i segnali vanno inseriti ogni 45 metri (50 yards), in
modo da avere sempre dei parametri di lenza calata.
La
pesca
Con
l’utilizzo sul campo, ci si è accorti che i minnow abbinati al monel,
rendevano molto di più se abbinati a canne abbastanza flessibili. Questo
perché con il
movimento ondulatorio della barca, la canna flette in continuazione,
imprimendo all’artificiale dei guizzi di accelerazione che uniti al
movimento ondulatorio proprio del minnow, rende più “viva” l’esca.
Le canne che sono risultate più valide sono le 12 libbre di lunghezza
tradizionale, preferibilmente montate con carrucole per ovviare
all’usura che il monel inevitabilmente causa nei passanti. L’azione
del monel abbinata ad una canna flessibile e lunga rende il minnow molto
più catturante rispetto a qualunque altro sistema di affondamento. La
rigidità del metallo unita al movimento impresso dalle flessioni della
canna, consento all’artificiale di navigare in maniera incredibilmente
attirante. Pescando con questo sistema è possibile insidiare la maggior
parte dei predatori di fondo dei nostri mari, vedi Cernie
- Dentici - Lecce
- Lucci di mare -
Palamite - Serra - Spigole, basti pensare che con artificiali idonei, sono state
catturate anche grandi Ricciole e pesci spada, pesci che notoriamente non
attaccano i minnow.
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