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Testo e foto
Riccardo Fanelli
La ricciola
è sicuramente una delle prede più ambite dei nostri mari. Nonos tante
non raggiunga le dimensioni del tonno, la sua considerevole
mole e le astuzie che richiede per essere catturata, la rendono il punto
d’arrivo di ogni pescatore che si dedica alla traina.Questo splendido
pesce, un tempo presente in banchi massicci lungo le nostre coste, è
stato sistematicamente decimato dai sistemi di pesca più subdoli:
le cianciale.Con tali reti di circuizione, calate nel periodo
dell’accoppiamento, oltre ad eliminare grandi quantitativi di pesci da
intere aree geografiche, si inibisce
il circolo riproduttivo, compromettendo lo stock futuro.Il risultato è
che le ricciole sembrano sparite da diverse aree, dove anni fa erano
presenti in grande quantità.Grazie al cielo gli animali riescono ad
evitare la propria estinzione cambiando abitudini, anche se sfuggire alle
macchine di morte dell’uomo è un
impresa ben ardua. Ora il nostro obiettivo è quello di capire quali
possono essere le varianti da provare per riuscire ancora a catturare
qualcuno di questi, pesci.Quando nacque la traina con il vivo, gli
standard erano ben diversi da quelli attuali. Le attrezzature erano molto
meno sofisticate, le esche vive si riducevano alle aguglie d’estate ed
ai calamari d’inverno, e di ricciole ce ne erano tante e grandi. La
battuta di pesca poteva essere impostata anche intorno alle secche poco
profonde, oppure lungo le coste rocciose con forti correnti e notevoli
dislivelli di fondale, nel periodo giusto, c’erano buone possibilità di
incontrare le grandi ricciole in caccia in acque poco profonde o di
trovarle in
branco, sotto le cigliate di una secca, facili bersaglio di un aguglia
viva guizzante.Ma questi tempi sono passati e le ricciole hanno cambiato
abitudini, stagionalità e soprattutto – grazie sempre alle cianciole -
non è più possibile trovarle in fitti banchi di esemplari di buona
taglia.Il primo parametro da esaminare è rappresentato dal cambiamento
che c’è stato nelle abitudini delle grandi ricciole.Il continuo
prelievo di esemplari adulti da parte delle reti di circuizione, ha
gradatamente portato ad una notevole riduzione della taglia media delle
ricciole, ridimensionando le catture effettuabili a traina. C’è poi da
aggiungere che le ricciole piccole sono molto più veloci di quelle
grandi, e di conseguenza sono più rapide nell’aggredire l’esca. Tutto
questo ha portato ad un ridimensionamento della traina con il vivo alla ricciola,
introducendo alcune nuove tecniche d’innesco e di pesca, per poter
catturare esemplari di taglia considerevole.
Le nuove esperienze
Nelle ultime stagioni
invece le incursioni delle ricciole sui sommi delle secche si sono sempre
più rarefatte e
prevalentemente avvengono nelle tarde ore del pomeriggio. Per avere la
possibilità di incontrare un esemplare di taglia bisogna quindi, essere
nel punto giusto, al momento giusto e con l’esca giusta. Le statistiche
ci offrono quindi alcuni parametri, che ci possono aiutare ad avere ancora
qualche bella soddisfazione. Le ore migliori sono quelle della sera
prevalentemente con il mare calmo, la stagione di pesca è notevolmente
slittata fino a raggiungere il culmine a fine ottobre-novembre e persino
dicembre, con alcune aree geografice in cui anche a gennaio e febbraio ci
sono buone possibilità di successo. Le grandi ricciole attaccano
prevalentemente le esche a mezz’acqua, quindi, sia con il piombo
guardiano, che con l’affondatore, è da preferire innescare le esche più
grandi a mezzo fondo e quelle più piccole
a fondo, ma soprattutto le ricciole adulte sono diventate
sospettosissime, di conseguenza è necessario invogliarle ad attaccare.
Qualche consiglio
La traina alla ricciola
va effettuata considerando tale pesce per quello che è: un pelagico.
Partendo da tale considerazione è necessario immaginare cosa fanno in
natura questi pesci. La loro vita si svolge tra la fascia superficiale
dell’acqua ed il fondo. Ma mentre in superficie si accoppia e si sposta,
sul fondo caccia, quando non riesce a trovare da mangiare in
superficie.Quindi è necessario cercare
questi pesci in tutta la fascia d’acqua senza fossilizzarsi sul fondo.La
profondità dell’esca deve essere condizionata da quella della mangianza.Pescando
con le esche vive è necessario prestare particolare attenzione al momento
della ferrata. In
contro tendenza a quanto si era soliti fare qualche anno fa, quando si
regolava la frizione sullo strike e si attendeva la flessione della canna
prima di ferrare, negli ultimi anni, data la svogliatezza dei predatori
nel mangiare, è necessario ferrare in un secondo tempo. In pratica spesso
accade che la ricciola aggredisca l’esca e, appena sente la trazione del filo,
molla, uccidendola o strappandola dagli ami. Risulta molto più producente
tenere la frizione al limite dello slittamento e, non appena la si sente
partire, mettere la leva sullo strike e ferrare. Un altro sistema può
essere quello di pescare con la canna in mano o a stretto contato visivo,
in modo che non appena si avverte la flessione del cimino, prima si
concede qualche centimetro di lenza abbassando la canna verso la
superficie dell’acqua, e poi si ferra.Non è una novità che le grandi
ricciole prediliggano alti fondali, ma negli ultimi anni si è arrivati ad
insidiarle a profondità inpensabili. Sono moltissimi i trainisti che
calano le esche vive
a 60-70 metri, ma, dalle ultime notizie si può arrivare anche oltre. Le
prerogative dell'alto fondale devono essere le stesse già note per le
profondità usuali. Si devono cercare le secche rocciose, con dislivelli
che possono calare alle prede la presenza delle ricciole, i relitti e gli
spartiti di roccia. L'esperienza comunque insegna, che nella pesca non ci
sono limiti ed i pionieri sono sempre ricompensati.
Intervento
In genere per la traina
con il piombo guardiano si utilizzano multifibre che vanno dalle 30 alle
50 libbre, in considerazione del fatto che a parità di carico di rottura
con il nylon, avremo un diametro molto più sottile, rendendo possibile
riuscire ad affondare le esche vive con 200-250 grammi di piombo e pescare
tranquillamente fino a 40 - 50 metri di profondità e quindi di riuscire a
pescare anche a profondità abissali.Un’altra prerogativa del multifibre
è la rigidità; grazie alla sua composizione non possiede elasticità,
con i conseguenti vantaggi sulla ferrata. L’assenza di elasticità però,
ha un rovescio della medaglia. Mentre pescando con il nylon si può
contare sull’elasticità di tutta la lenza calata in mare, con il
multifibre non c’è modo di contrastare il pesce, con il conseguente
sbobinamento di una notevole quantità di lenza sulla prima fuga e sui
successivi tentativi di guadagnare il fondo. Questo aumenta la possibilità
di rottura del terminale sulle rocce, è quindi consigliabile l’impiego
del multifibra nella pesca alla ricciola soltanto quando si ha una
perfetta padronanza del combattimento con questi pesci.
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