Ricciole del 21esimo secolo
La pesca sta cambiando, così come le condizioni climatiche ed il mare in generale, ma la convinzione che il pesce sia diminuito, non rispecchia esattamente la realtà. Vediamo insieme cosa è cambiato nella pesca del predatore più ambito dei nostri mari

Testo e foto
Riccardo Fanelli

La ricciola è sicuramente una delle prede più ambite dei nostri mari. Nonostante non raggiunga le dimensioni del tonno, la sua considerevole mole e le astuzie che richiede per essere catturata, la rendono il punto d’arrivo di ogni pescatore che si dedica alla traina.Questo splendido pesce, un tempo presente in banchi massicci lungo le nostre coste, è stato sistematicamente decimato dai sistemi di pesca più subdoli: le cianciale.Con tali reti di circuizione, calate nel periodo dell’accoppiamento, oltre ad eliminare grandi quantitativi di pesci da intere aree geografiche, si inibisce il circolo riproduttivo, compromettendo lo stock futuro.Il risultato è che le ricciole sembrano sparite da diverse aree, dove anni fa erano presenti in grande quantità.Grazie al cielo gli animali riescono ad evitare la propria estinzione cambiando abitudini, anche se sfuggire alle macchine di morte dell’uomo è un impresa ben ardua. Ora il nostro obiettivo è quello di capire quali possono essere le varianti da provare per riuscire ancora a catturare qualcuno di questi, pesci.Quando nacque la traina con il vivo, gli standard erano ben diversi da quelli attuali. Le attrezzature erano molto meno sofisticate, le esche vive si riducevano alle aguglie d’estate ed ai calamari d’inverno, e di ricciole ce ne erano tante e grandi. La battuta di pesca poteva essere impostata anche intorno alle secche poco profonde, oppure lungo le coste rocciose con forti correnti e notevoli dislivelli di fondale, nel periodo giusto, c’erano buone possibilità di incontrare le grandi ricciole in caccia in acque poco profonde o di trovarle in branco, sotto le cigliate di una secca, facili bersaglio di un aguglia viva guizzante.Ma questi tempi sono passati e le ricciole hanno cambiato abitudini, stagionalità e soprattutto – grazie sempre alle cianciole - non è più possibile trovarle in fitti banchi di esemplari di buona taglia.Il primo parametro da esaminare è rappresentato dal cambiamento che c’è stato nelle abitudini delle grandi ricciole.Il continuo prelievo di esemplari adulti da parte delle reti di circuizione, ha gradatamente portato ad una notevole riduzione della taglia media delle ricciole, ridimensionando le catture effettuabili a traina. C’è poi da aggiungere che le ricciole piccole sono molto più veloci di quelle grandi, e di conseguenza sono più rapide nell’aggredire l’esca. Tutto questo ha portato ad un ridimensionamento della traina con il vivo alla ricciola, introducendo alcune nuove tecniche d’innesco e di pesca, per poter catturare esemplari di taglia considerevole.

Le nuove esperienze

Nelle ultime stagioni invece le incursioni delle ricciole sui sommi delle secche si sono sempre più  rarefatte e prevalentemente avvengono nelle tarde ore del pomeriggio. Per avere la possibilità di incontrare un esemplare di taglia bisogna quindi, essere nel punto giusto, al momento giusto e con l’esca giusta. Le statistiche ci offrono quindi alcuni parametri, che ci possono aiutare ad avere ancora qualche bella soddisfazione. Le ore migliori sono quelle della sera prevalentemente con il mare calmo, la stagione di pesca è notevolmente slittata fino a raggiungere il culmine a fine ottobre-novembre e persino dicembre, con alcune aree geografice in cui anche a gennaio e febbraio ci sono buone possibilità di successo. Le grandi ricciole attaccano prevalentemente le esche a mezz’acqua, quindi, sia con il piombo guardiano, che con l’affondatore, è da preferire innescare le esche più grandi a mezzo fondo e quelle più piccole  a fondo, ma soprattutto le ricciole adulte sono diventate sospettosissime, di conseguenza è necessario invogliarle ad attaccare.

Qualche consiglio

La traina alla ricciola va effettuata considerando tale pesce per quello che è: un pelagico. Partendo da tale considerazione è necessario immaginare cosa fanno in natura questi pesci. La loro vita si svolge tra la fascia superficiale dell’acqua ed il fondo. Ma mentre in superficie si accoppia e si sposta, sul fondo caccia, quando non riesce a trovare da mangiare in superficie.Quindi è necessario cercare questi pesci in tutta la fascia d’acqua senza fossilizzarsi sul fondo.La profondità dell’esca deve essere condizionata da quella della mangianza.Pescando con le esche vive è necessario prestare particolare attenzione al momento della ferrata. In contro tendenza a quanto si era soliti fare qualche anno fa, quando si regolava la frizione sullo strike e si attendeva la flessione della canna prima di ferrare, negli ultimi anni, data la svogliatezza dei predatori nel mangiare, è necessario ferrare in un secondo tempo. In pratica spesso accade che la ricciola  aggredisca l’esca e, appena sente la trazione del filo, molla, uccidendola o strappandola dagli ami. Risulta molto più producente tenere la frizione al limite dello slittamento e, non appena la si sente partire, mettere la leva sullo strike e ferrare. Un altro sistema può essere quello di pescare con la canna in mano o a stretto contato visivo, in modo che non appena si avverte la flessione del cimino, prima si concede qualche centimetro di lenza abbassando la canna verso la superficie dell’acqua, e poi si ferra.Non è una novità che le grandi ricciole prediliggano alti fondali, ma negli ultimi anni si è arrivati ad insidiarle a profondità inpensabili. Sono moltissimi i trainisti che calano le esche vive a 60-70 metri, ma, dalle ultime notizie si può arrivare anche oltre. Le prerogative dell'alto fondale devono essere le stesse già note per le profondità usuali. Si devono cercare le secche rocciose, con dislivelli che possono calare alle prede la presenza delle ricciole, i relitti e gli spartiti di roccia. L'esperienza comunque insegna, che nella pesca non ci sono limiti ed i pionieri sono sempre ricompensati.

Intervento

In genere per la traina con il piombo guardiano si utilizzano multifibre che vanno dalle 30 alle 50 libbre, in considerazione del fatto che a parità di carico di rottura con il nylon, avremo un diametro molto più sottile, rendendo possibile riuscire ad affondare le esche vive con 200-250 grammi di piombo e pescare tranquillamente fino a 40 - 50 metri di profondità e quindi di riuscire a pescare anche a profondità abissali.Un’altra prerogativa del multifibre è la rigidità; grazie alla sua composizione non possiede elasticità, con i conseguenti vantaggi sulla ferrata. L’assenza di elasticità però, ha un rovescio della medaglia. Mentre pescando con il nylon si può contare sull’elasticità di tutta la lenza calata in mare, con il multifibre non c’è modo di contrastare il pesce, con il conseguente sbobinamento di una notevole quantità di lenza sulla prima fuga e sui successivi tentativi di guadagnare il fondo. Questo aumenta la possibilità di rottura del terminale sulle rocce, è quindi consigliabile l’impiego del multifibra nella pesca alla ricciola soltanto quando si ha una perfetta padronanza del combattimento con questi pesci.